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Fiera del Riso 2005

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L’Asd 2001 Vicenza vince il torneo di basket in carrozzina «Fiera del riso». Intanto Anmic, esperti e politici lanciano l’allarme

Disabili, che difficile fare sport

Barriere architettoniche nella stragrande maggioranza degli impianti veronesi
Disabili, che difficile fare sport «Chi arriva fin là a ritirare il premio?»: la domanda, mormorata da un ragazzo in carrozzina ad un amico, dietro l’ultima fila di poltroncine del Capitan Bovo, fa capire, più di tante parole, che cos’è una barriera architettonica. Il premio da ritirare era quello del decimo trofeo «Fiera del riso», per il quadrangolare di basket in carrozzina che si è svolto nella palestra parrocchiale e che ha visto sfidarsi Asd 2001 Vicenza (prima classificata), Albatros di Trento (seconda), Polisportiva Frassati (terza), Kappa di Pelle Reggio Emilia (quarta).
La premiazione era in programma dopo la tavola rotonda "Liberi di fare sport", organizzata dalla sede veronese dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, che ha portato sul palcoscenico, oltre a rappresentanti dell’Anmic, amministratori comunali, provinciali e regionali. Ma poiché il palcoscenico non è raggiungibile in carrozzina - da qui la domanda del giovane disabile - è stato necessario scendere in platea per consegnare i premi.
La tavola rotonda aveva trattato di sport e disabilità; Mirco Croce, presidente Anmic, ha esordito sottolineando che «lo sport va inteso come strumento di integrazione se fatto nel rispetto della persona». Un’integrazione ancora lontana, viste le barriere architettoniche esistenti. «Stiamo ultimando un censimento degli impianti sportivi veronesi», ha spiegato Flavio Magarini, presidente di Cittadinanzattiva Tribunale del Malato. «Su quattordici solo tre sono quelli promossi, mentre gli altri sono stati rimandati agli esami di riparazione, perchè sono da ristrutturare o da mettere a norma. Per ora abbiamo ottenuto promesse. E non si tratta solo di barriere per le disabilità motorie; i disabili sensoriali non sono tenuti in considerazione, non esistono percorsi tattili e cartelli braille, cosa che va contro norme precise. Prima o dopo la nostra associazione potrebbe inoltrare qualche denuncia per lavori pubblici non a norma».
«Quello che manca», ha continuato, «è una sensibilità e anche una conoscenza. Progettare luoghi accessibili è un atto di civiltà nei confronti delle persone, non solo disabili ma anche degli anziani, delle mamme con le carrozzine o di quel 20 per cento che ha handicap temporanei. Noi vogliamo lanciare un sasso sperando che qualcuno lo raccolga, proponendo la creazione di un corso di formazione per tecnici locali».
Roberto Verdolin, architetto e consulente Anmic, ha aggiunto: «Le norme in Italia sono molto dettagliate. Quello che manca negli edifici monitorati è l’attenzione ad un’utenza ampliata. Si può mettere a norma un edificio, con bagni e ascensore, e poi magari ci sono i parcheggi con la ghiaia, per cui un disabile non sa come arrivarci. Chi progetta deve pensare ad una sequenza di movimenti per consentire a tutte le persone di arrivare autonomamente. Per arrivare a un’architettura accessibile noi proponiamo la promozione di corsi di formazione per tecnici progettisti».
«Apriremo uno sportello rivolto al territorio», ha aggiunto ancora Croce, «e non dimentichiamo che ognuno domani può diventare disabile».
Sul palcoscenico, con il sindaco Liana Montalto e l’assessore comunale bissolo.html" style="font-variant: small-caps">Francesca bissolo, concordi con l’idea che bisogna cambiare modo di pensare, anche l’assessore provinciale Giovanni Codognola, gli assessori regionali alla sanità, Flavio Tosi, e allo sport, Massimo giorgetti. Tosi ha detto che in Regione c’è grande sensibilità per il problema delle barriere, giorgetti ha sottolineato l’importanza di fare qualcosa di concreto. «È un problema di cultura, di conoscenza e di idee chiare sugli obiettivi», ha detto. «La Regione ha dovuto affrontare il problema delle barriere quando ha avuto un consigliere disabile. Abbiamo strumenti e fondi per organizzare i corsi, la giunta può fare una delibera di invito a tutti coloro, imprese o gruppi di progettazione, che hanno proposte per la formazione dei progettisti».
Mariella Falduto


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