ISOLA DELLA SCALA. La Forestale interviene dopo la denuncia della Lega antivivisezione
Allevamento di cani messo sotto sequestro
Sporcizia e maltrattamenti nel ricovero di Pellegrina
Zecche a grappoli sulle orecchie, animali costretti a
restare in condizioni di sporcizia e malnutrizione al
limite della sopravvivenza e inoltre stando a quanto
accertato dalla Procura l’allevamento di via Scardevara a
Pellegrina di Isola della Scala e intestato al signor
Colato e alla moglie non era nemmeno autorizzato.
Per
questo, sulla base di una segnalazione dei volontari della
Lav, il sostituto procuratore Carlo Villani ha chiesto il
sequestro preventivo di quella struttura che ospita circa
60 cani di varie razze. Sequestro disposto dal gip che ieri
è stato eseguito: al canile sono stati apposti i sigilli e
contestualmente sono stati messi sotto sequestro gli
animali.
I proprietari non potranno più occuparsi di
loro e nei prossimi giorni parte dei cani sarà trasferita
al rifugio San Francesco a Villafontana e parte sarà
accudita in loco dai volontari della lega
antivivisezione.
Una storia di maltrattamenti di
animali (questa una della ipotesi di reato contestate ai
proprietari, che ieri hanno formalmente ricevuto l’atto
della procura, a cui si aggiunge la detenzione
incompatibile con la loro natura e la mancata emissione di
documenti fiscali) che era stata segnalata ai volontari
della Lav al corpo Forestale dello Stato (che ha eseguito
il sequestro) e nella quale sono entrati sopralluoghi,
proteste e denunce. Cani di razza, l’allevamento offriva
labrador, beagle, cocker, pastori tedeschi e pincher, che
stando a quanto «immortalato» dai volontari
dell’associazione mangiavano solo pasta senza carne,
buttata sul pavimento all’interno di un capannone nel quale
gli animali dovevano anche dormire. Il pavimento coperto di
cibo marcito, escrementi e mosche avevano reso la
struttura, che non ha aerazione adeguata, un luogo
irrespirabile.
Stando a quanto accertarono i volontari
della Lav gli animali, magri e maltenuti, alcuni
addirittura con lesioni, erano coperti di zecche, e
circondati da nugoli di mosche, qualcuno con una gravissima
anemia dovuta ai parassiti.
Una sorta di lager:
«L’impegno della Forestale», sottolinea Lorenza Zanaboni,
responsabile della sede territoriale Lav, «è stato
encomiabile. Grazie alla loro determinazione per questi
cani è finito un incubo. Utilizzati da anni come “macchine
da riproduzione” per ottenere guadagno con la minima
spesa».F.M.
Fonte: L'Arena
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